Condividi
L'Azzurro gusto il libro di Mariella Sudano
di
Pippo Di Noto e Giovanna Vindigni
 |
Mariella Sudano e Giovanna Vindigni
|
Apparentemente giocoliera, sperimentale, figurativa; ad una più attenta lettura
ci accorgiamo come s’insinua, profonda, nelle radici del cuore.
La dichiarazione d’intenti è già nel titolo della raccolta; una forma
metrico/stilistica: la sinestesia, abito di chi rappresenta le contraddizioni
esistenziali.
E pregna di sinestesie, coerentemente, non è solo la poesia che dà il titolo
alla silloge, ma l’intera raccolta, sino alla fine.
Poesia che si arricchisce di comunicazione non verbale.
Non solo parole, ma spazi vuoti, pause, enjambement, uso del diverso font, a
rafforzare l’effetto del suo dire. Contornato d’arabeschi, anch’essi metafora di
danza e d’aria.
Miscela
variopinta
palpabile
disegna arabeschi
d’aria da bere.
È nel volo
che voglio abbracciarti.
Sporcati la bocca
del colore della gioia.
Sporcati!
Ti appartiene
Parole e forme in libertà si inseguono in tutto il libro, linee
sinuose ed eleganti sottolineano l’“Azzurro gusto”
dell’autrice e così… semplici disegni astratti celano e rivelano, al
tempo stesso:ali di farfalle, calze traforate, riccioli di bimbi,
code di sirene, frecce di Cupido,pesci tropicali… il tutto inserito
nel cerchio della vita, catturati dal vortice del tempo, per
diventare sogni attaccati al filo di un palloncino che vola alto nel
cielo. Ogni disegno è poesia e trova compimento in essa; suoni e
immagini sono due facce della stessa medaglia. Le due arti si
completano a vicenda, sviluppandosi senza fine, senza soluzione di
continuità. Versi ricchi di passione e di tensione, avviluppati con
tenacia alla vita, per affermare ad ogni costo il valore e la
dignità della persona umana, si snodano sull’infinito filo della
fantasia.
“Bere e ubriacarsi di vita”, il suo reiterato Carpe Diem.
L’invito a bere il cielo, a godere l’oggi.
La sintesi estrema dei versi come messaggio che punta dritto al
cuore; atomi d’emozione che penetrano dentro il lettore, talvolta
stravolgendolo.
Parole come pietre oppure come lame taglienti che le scolpiscono, le
pietre.
E non è poeta chi non si sporca nella tempesta dei versi, se non
scivola, inafferrabile, nel mare della poesia.
E la sua mente, anch’essa inondata da fotogrammi, vive l’estasi del
sogno, all’insaputa dello specchio, ignaro.
Si vive solo in cima, lungi dalla piana, questo sogno, cui Mariella
Sudano è saldamente ancorata. Sogno che l’autrice cita anche alla
fine della silloge, in “Lettera a me stessa”.
E le fa eco la sua amica Gabriella, e Vera Ambra e, non ultima, la
poetessa maltese Audrey Higgans, in un suo haiku felice, che recita:
“è meglio credere nell’impossibile, che non sognare mai”.
E quasi haiku sono le poesie dell’autrice, che stigmatizza
brillantemente nei versi seguenti, la impossibilità di scandagliare
nel profondo, che sfocia nella manifestazione della sola punta
dell’iceberg.
Fotografia.
Una stilla ciò che vedi
E di pesci di conchiglie di coralli
Un oceano non tocchi
Sogna, Mariella sogna, per dirla con Roberto Vecchioni, che se ne
intende, avendo conosciuto poeti che “col pensiero, spostano i
fiumi”.
Fonte della notizia
Ondaiblea (http://www.ondaiblea.it) |