Le Segrete stanze di Gabriella Rossitto
di Pippo Di Noto, Giovanna Vindigni
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Gabriella Rossitto
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Introspettiva, intimistica, si mette in gioco, aprendo le stanze della
casa/cuore.
Cuore che, come una soffitta, cela ricordi di cose, affetti di persone.
Senza economia di costi o di spazi; per accogliere nel miglior modo possibile
(nessuna sobrietà/per farli rimanere più a lungo nel cuore: “segrete stanze del
cuore”). Per vincere ataviche solitudini.
Per cullarsi in un abbraccio, come nell’induzione poetica della ninfèa di
“Monèt” (cullata nell’abbraccio rosa… farsi accarezzare da un salice piangente).
Magari, quell’abbraccio materno che le manca, che ci manca, da tempo;
(abbracciami nella mente come non ricordo/avviluppami in un bozzolo di sogno:
“Tigre”) anche se ci si prende cura dei fiori, come i gigli impertinenti, degli
orti, di chi parte all’improvviso, senza salutare, senza indizio alcuno
dell’epilogo (ci fosse almeno un indice, un indizio/per prepararsi al gran
finale: “Indice”). Se epifania c’è, dura un attimo solo; sempre che il tempo
abbia ancora senso; se capire abbia senso o un senso non ce l’ha, per dirla con
Vasco.
Dopo tanti anni, dopo vari lustri, finalmente va bene. “Tutto bene” (finalmente
è contenta di me). Forse perché ci si accontenta.
Ma non è una fine annunciata; perché il miracolo della vita si rinnova.
E un nuovo cuoricino batte, assente presenza, nel grembo che l’accoglie.
Un altro cuore, capace di sognare, di cambiare, ancora, il mondo.
Anche se a noi, esuli vaganti non ci è data la grazia di poter entrare con loro
nella terra promessa, dopo averlo percorso (e poi/lo cambierà/quel mondo che non
vedrò: Futuro).
Saranno occhi nuovi e nuove gambe a farlo per noi, come recita “La donna che
sarai” – e questo, confessiamocelo pure - ci rode parecchio.
A noi poeti, che, di tanto in tanto, ci consola la trasgressione, il bisogno di
uscire dalla terrestrità, e invochiamo il vento, che possa aiutarci a librarci,
a salvarci, sognando di uscire dai nostri corpi, lasciati ad arte in bella copia
ad affrontare la routine, per poter solcare oceani e vivere al limite del varco
(infiliamoci furtivi in quella piega del tempo/in cui saremo finalmente vivi:
“Ultracorpi”.
Novelli Ulisse, tracciamo nuove rotte verso l’ignoto, fino all’approdo (da “Il
forziere”); senza che gli altri comprendano la nostra natura di sangue, di
sogno.
La sua natura di donna, che anela, nuovamente, alle ali (riattaccatemi le
ali/per favore: “Le mie ali”).
Per non farsi sorprendere dallo “Tsunami”, mentre è intenta a peccare di poco
amore.
Linee morbide, schizzi di getto, disegnano figure leggiadre di donne perfette
nella loro statuaria bellezza, donne che simboleggiano la primavera della vita e
dell’ amore in un anelito verso la perfezione, che diventa anticipazione della
bellezza divina ed eterna,intercalano le pagine del libro. Quelle linee che
sembrano uscite per caso disegnano non solo “donne divine”, ma donne attaccate
alla terra, alla natura, che non abbandonano il loro mestiere di donna nel
vivere quotidiano, legate anche a carta, penna e calamaio… e la stanza dello
studio diventa roccaforte inespugnabile, dove la scrivania è il regno della
fantasia, e per dirla con Gabriella “…dove il cielo è terso e non viaggiano
nuvole…” e la cultura diventa il campo dove investire i propri talenti di donna
e di artista.
Cosicché, Gabriella, pittrice, poetessa, ma soprattutto donna, regina della
casa, ci apri le porte di ciascuna stanza e ci mostri anche quelle remote,
segrete, come la soffitta; come il ripostiglio e la cantina.
Oltre alle altre, solitamente visitabili; soggiorno, cucina, studio e camera da
letto.
Grazie dell’accoglienza!
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