Emilio
Greco
(Catania, 11 ottobre 1913 – Roma, 1995)
Emilio Greco nasce a Catania l'11 ottobre 1913 ("...Sono nato a
Catania in una casa posta sotto il livello stradale, eravamo in otto
tra i genitori, i figli e una vecchia sorella di mio padre...").
Già in età scolare dimostra la sua passione per l’arte: di nascosto,
scoraggiato da suo padre che lo vorrebbe avviare a una professione
più redditizia, riempie quaderni di disegni.
Saranno tuttavia le modeste condizioni della famiglia a spingerlo
verso la scultura. "…A tredici anni in seguito a una malattia di
mio padre, dovetti lasciare la scuola, contento di entrare a
lavorare nella bottega di uno scultore di monumenti funerari.
Imparai rapidamente a sbozzare il marmo e la sera mi fermavo fino a
tarda ora a modellare nella creta frammenti di opere classiche."
Nel 1933, a vent’anni espone per la prima volta nel Circolo
Artistico di Catania opere di grafica e, successivamente, nel
ridotto del Teatro Massimo di Palermo alcuni disegni, poi acquistati
dall’editore Priulla; compie anche il primo viaggio a Roma.
L’anno successivo sostiene da privatista gli esami di ammissione
all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Si diploma nel 1934, dopo
diciotto mesi di servizio militare.
L’anno dopo si installa in uno studio a San Giovanni Li Cuti, vicino
al mare di Ognina, a pochi chilometri da Catania, dove realizza i
primi ritratti, ma è anche richiamato alle armi in occasione della
guerra in Etiopia.
Al 1936 risale la committenza del Marchese di San Giuliano per la
realizzazione di un monumento ad Antonino di San Giuliano, suo
nonno, celebre ministro degli esteri dell’epoca giolittiana, da
collocarsi nella piazza del paese di Villasmundo. L’anno dopo (1937)
si trasferisce con la famiglia in un villino liberty costruito sulla
lava (sciara) nella via Daniele, con due grandi terrazze e una
enorme pianta di gelsomino: un luogo del cuore, dove tornerà
volentieri fino alla morte della madre.
Dal 1939 fino alla fine della guerra è chiamato più volte alle armi
in Albania e in Sicilia.
Nell’ottobre del 1941 partecipa con un disegno e una scultura
(Ritratto di Michi) alla “X Mostra d’Arte del Sindacato
Interprovinciale di Palermo”.
Congedato provvisoriamente nel 1942 per la morte in Cirenaica del
fratello Nino, giovane violinista, l’anno dopo si trasferisce
stabilmente a Roma, dove lavora come disegnatore presso lo
spolettificio del Regio esercito, dove conosce la sua prima moglie,
Fernanda De Andreis.
Nello stesso anno partecipa al Premio Verona con Il ritorno, un
bassorilievo di terracotta.
Dal maggio al luglio del 1943, è presente alla “IV Quadriennale
d’arte” nel Palazzo delle Esposizioni con due terrecotte:
L’omino,1939 (Roma, GNAM) e un Ritratto, ma, rifiutatosi di
raggiungere Firenze dopo l’8 settembre, è costretto a nascondersi
per tutto il periodo dell’occupazione nazista della città, in una
casa della Passeggiata di Ripetta e in un negozio di colori nella
stessa zona.
Con l'arrivo degli alleati, entra come disegnatore alla Croce Rossa
americana guadagnandosi da vivere per qualche tempo facendo ritratti
per i soldati.
Sposatosi con Fernanda nell’agosto del 1945, espone un disegno di
nudo in ottobre nella mostra inaugurale della Galleria Il Cortile,
in via dei Prefetti, una collettiva alla quale partecipano, tra gli
altri, Guttuso, Mafai, Pirandello, Omiccioli e Consagra. Nella
stessa galleria l’anno dopo espone alcuni ritratti, tra cui quello
della Principessa Wolkonsky, presentato da un testo del critico
Nicola Ciarletta. (“…La sua predilezione è per i ritratti. In ciò
giocano varie nature. Una è la natura dello scultore, che ama i
crani, questi universi maneggevoli.
L’altra del moralista attratto nella rete delle incoerenze
psicologiche. Due vocazioni contrastanti: una che ama il tondo,
l’altra che simpatizza con le angolosità; una che tende alla sfera,
l’altra che è impaziente di tagliarla. I
ritratti di Greco concludono le due esigenze: sono tutto tondo e
sono dei profili taglienti…”).
Nel gennaio 1947 ottiene uno studio tra quelli dell’ex Accademia
Germanica di Villa Massimo, sequestrati provvisoriamente al governo
tedesco, assieme a Leoncillo, Guttuso, Mazzacurati, Rossi e Brunori,
e dal 17 al 31 maggio espone alla Galleria del Secolo, in via Veneto
85 (ancora il Ritratto della principessa Wolkonsky) in una
collettiva cui partecipano anche Mirko, Consagra, Guttuso, Afro,
Scialoja e Turcato.
Nello stesso anno va per la prima volta a Parigi, con la gioventù
comunista (Fronte della Gioventù) per due settimane, con l’amico
Saro Mirabella. Al viaggio partecipano Monachesi, Perilli, Dorazio e
Guerrini; vivono negli studi degli artisti francesi, mangiano alla
mensa universitaria.Ritorna a Roma di malavoglia.
Per vivere dipinge anche stoffe per Myricae, un negozio di via
Frattina, e realizza anche gioielli per Masenza, un negozio di via
del Corso specializzato in gioielli di artisti contemporanei, ma
finalmente dispone di uno spazio
(a Villa Massimo) dove lavorare su sculture di grandi dimensioni.
Nel 1948 prepara la mostra personale per la romana Galleria del
Secolo; nel catalogo, con prefazione di Fortunato Bellonzi, spiccano
le due grandi figure in cemento della Pattinatrice e del Lottatore.
Le stesse statue saranno esposte da febbraio a marzo nella “III
Mostra Nazionale d’Arte Ispirata allo Sport” (è l’anno delle
Olimpiadi di Londra: le prime del dopoguerra), ospitata nella
Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Da marzo a maggio, sempre nello
spazio di Valle Giulia, si apre con il titolo “Rassegna nazionale di
arti figurative” la prima edizione della Quadriennale.
Segretario generale è lo scultore Francesco Coccia, coadiuvato da
una giuria in cui spiccano i nomi di Casorati,
Fazzini, Guttuso e Mafai. Greco vi espone il gesso del Bove e Il
Lottatore in cemento.
Sempre nel 1948 è presente con Il Lottatore alla mostra “Olimpiadi
dell’Arte Ispirata allo Sport” alla Tate Gallery. In quell’anno
vince anche il premio Saint-Vincent per la scultura.
Da dicembre a gennaio del 1949 espone in una collettiva alla
Galleria Giosi, via del Babuino 70, (con Gentilini, Omiccioli,
Pirandello, Purificato, Stradone, Ziveri).
Nello stesso anno, fino al 1952, è assistente dello scultore Quirino
Ruggeri al liceo artistico di Roma. Nel 1949 è invitato con due
sculture (i bronzi Testa d'uomo e Il Cantante) alla mostra
“Twentieth–Century Italian Art” curata da James Thrall Soby e Alfred
H.Barr jr., nel Museum of Modern Art di New York; partecipa inoltre
al Festival di Edimburgo e pubblica alcune poesie su “La Fiera
Letteraria” su invito del poeta Vincenzo Cardarelli.
E’ invitato anche alla mostra “Artisti siciliani contemporanei” che
si apre a Venezia, a cura della Fondazione Bevilacqua La Masa,
curatori Guido Perocco, Umbro Apollonio e Rodolfo Pallucchini, dove
espone il bronzo del Lottatore, e due terrecotte: Testa di fanciulla
e Testa d’uomo. Vince anche il premio Città di Varese per la
scultura.
Nel 1950 è invitato alla “XXIV biennale di Venezia”, dove espone una
Figura in terracotta, secondo i ricordi dello scultore, (mentre in
catalogo si parla di “bronzo”).
Da aprile a maggio è presente alla Biblioteca Sant’Orsola di Napoli
con una personale, organizzata dal movimento olivettiano di
“Comunità”. Vi espone 11 opere, tra le quali spiccano La ciclista in
cemento, due Teste di donna e un Ritratto di terracotta.
Alla fine dell’anno partecipa anche alla grande mostra “Italienische
Kunst” (suo è il disegno di copertina in
catalogo) a Monaco di Baviera. Nel comitato organizzativo della
mostra compaiono i nomi di Ragghianti,
Argan e Rosai.
Nello stesso periodo (dicembre 1950) si presenta per la prima volta
a Milano con una personale alla Galleria Bergamini. Qui incontra
Cassinari, Sassu, Migneco e rivede lo scultore Mario Negri,
conosciuto mesi prima alla biennale. In quella occasione i
galleristi Cardazzo e Barbaroux acquistano alcuni disegni. Nel 1951,
dicembre, è invitato alla Quadriennale con otto sculture (Figura
dormiente; Testa virile; Sibilla; Nudo; Testa muliebre; Danzatrice;
Ritratto muliebre; Figura seduta) e otto disegni.
In quell’epoca risale l’incontro con Leonardo Sciascia, amico
fraterno di tutta la vita, in occasione di una lettura di poesie
organizzata dal poeta Mario Dell’Arco. Nello stesso anno è invitato
per la prima volta a Londra per una personale, nella galleria Roland
Browse & Del Banco, i cui proprietari erano rimasti colpiti dalla
statua del Lottatore alla Tate, anni prima.
Nella personale organizzata a Londra l’anno dopo (1952) nella stessa
galleria, esporrà bronzi, terrecotte e il Bove di gesso.
All’inaugurazione presenziano l’ambasciatore italiano a Londra,
Brosio, il giornalista Ruggero Orlando, lo scrittore Filippo Donini
e il musicista Goffredo Petrassi. Conosce in quell’occasione Sir
John Rothenstein, storico direttore della Tate Gallery dagli anni
Trenta agli anni Sessanta, che in seguito comprerà per il museo la
Grande figura seduta e numerosi disegni.
In Italia partecipa con La Pattinatrice alla “VI Mostra dell’Art
Club”, ospitata a Roma nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna,
vince il Premio del Parlamento alla “IV Quadriennale” e diventa
titolare della cattedra di scultura all’Accademia di Belle Arti di
Carrara (fino al 1955).
Nel 1953 Greco partecipa al concorso per il Monumento a Pinocchio, e
vince con un bozzetto ideato durante un viaggio in treno da Roma a
Carrara, schizzato sul retro di una busta.
Tra maggio e giugno si apre una personale a Firenze, nella galleria
La Strozzina di Palazzo Strozzi, diretta da C.
Ludovico Ragghianti, che lo presenta in catalogo. Espone 16 sculture
(tra cui, Fiorella, 1949; Erika, 1952; Testa d’uomo 1951;
Pattinatrice 1947; Testa di fanciulla 1947; Bove 1948, Grande
lottatore 1948, Testa Muliebre, 1951; Ritratto, 1952) e molti
disegni. Nello stesso anno è presente a Bordeaux con una collettiva
organizzata dalla Quadriennale e, a Roma, al Palazzo delle
Esposizioni, nella mostra “L’arte nella vita del Mezzogiorno
d’Italia”.
Nel maggio del 1954 espone quindici sculture e dieci disegni nella
galleria romana l’Obelisco, di Gaspero dal Corso e Irene Brin. Nella
mostra compaiono nuove sculture: il Bozzetto del concorso per il
monumento a Pinocchio, la grande Testa di Fata, il primo ritratto di
Anna, la Triestina, la Danzatrice.
Dal 15 novembre espone per un mese i suoi disegni alla Rhode Island
School of Design ed è presente in una mostra di scultura a
Rotterdam.
Nel 1955 ottiene la cattedra di scultura all’Accademia di Napoli,
dove insegnerà fino al 1967. Espone a Londra, a Venezia e St. Louis
e lavora al Monumento a Pinocchio.
Il 1956 vede Greco vincitore del Gran Premio della Scultura alla
“XXVIII Biennale di Venezia” dove espone la Bagnante n.1 che gli
vale l'assegnazione del premio ( e l’acquisto da parte della
Galleria Nazionale d’Arte Moderna) e inoltre, Fiorella,
(terracotta), Figura seduta, e alcune teste. Ancora nel '56 il
Presidente della Repubblica inaugura a Collodi il Monumento a
Pinocchio. Nello stesso anno vince il concorso per il Monumento a
Camillo Olivetti, il fondatore della fabbrica e della dinastia, da
realizzarsi ad Ivrea.
Nel 1957 espone al Museo de Arte Moderna di San Paolo in Brasile, a
Dubrovnik e a New York in una collettiva: “Italy the new vision”. In
maggio espone di nuovo a Roma nella galleria l’Obelisco (tra le
altre opere: Grande bagnante n.3, una statua di quell’anno; Figura
accovacciata; Partenope; Testa di donna).
Morte della madre a Catania.
Del 1958 è la prima importante mostra pubblica personale a Palazzo
Barberini, per l’Ente Premi Roma. In catalogo è presentato da Enzo
Carli; espone le Grandi bagnanti, la grande Testa della Fata di
Pinocchio e numerose altre terrecotte, bronzi e disegni.
Espone inoltre in una collettiva "Ten contemporary Italian Sculptors"
a Houston Texas, al Museo di Pasadena nella mostra "The new
Reinassance in Italy", e all'Esposizione Universale di Bruxelles.
Il 1959 si apre con la personale alla Stadtische Galerie di Monaco
di Baviera dove, accanto a statue di grande dimensione come la
Bagnante n.1 e la Grande Bagnante n.2 espone anche dei bronzetti. In
quell’occasione stringe dei legami di amicizia con lo storico
dell’arte rinascimentale italiana Bernhard Degenhart, che aveva già
conosciuto a Roma. Gli viene offerta la cattedra di scultura
all’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera,
che accetta per un anno, dietro insistenze di De Angelis D’Ossat,
direttore generale del Ministero della Pubblica
Istruzione. Ritorna anche a Londra con una personale alla Roland
Browse & Delbanco, e una collettiva alla Tate
Gallery, e a Venezia con una personale di grafica a Cà Pesaro. In
quell’anno è ospite dell’Accademia Americana al Granicolo, in attesa
che sia ultimato lo studio-abitazione di viale Cortina D’Ampezzo.
Cuoce le sue sculture nella storica fornace Annichiarico in via
Santa Caterina, in Trastevere, utilizzata anche da Leoncillo,
Melotti, Manzù e Mazzacurati.
Alla fine dell’anno espone cinque grandi nuove sculture (Grande
Bagnante n.4; Pattinatrice; Chiara; Marisa Ciardiello; Grande
bagnante n°3) nella rotonda del Palazzo delle Esposizioni alla VII
Quadriennale. In catalogo è presentato da Enzo Carli.
Nel 1960 partecipa alla collettiva del Musèe Rodin a Parigi
“Sculpture Italienne Contemporaine d'Arturo Martini à nos jours” e
inaugura a Vienna, Kunstlerhaus, la mostra “Der Bildhauer Emilio
Greco Plastik und Zeichnungen”. A Vienna Greco diventa amico di
Oskar Kokoschka, conosciuto a Venezia nel 1948.
Tra il 1960 e il 1961, Greco lavora agli altorilievi per la chiesa
di San Giovanni Battista a Campi Bisenzio (Firenze), capolavoro
dell'architetto pistoiese Giovanni Michelucci.
Riceve nello stesso anno la Medaglia d'oro del Presidente della
Repubblica per i benemeriti della Cultura e dell'Arte.
Del 1961 è la personale al Musée Rodin di Parigi, inaugurata da
André Malreaux e la personale alla Fondazione Shirokjia di Tokio.
Espone anche una scelta di opere a New York, nella galleria The
Contemporaries inc., in Madison Avenue, presentato in catalogo da
J.Hodin. Si dimette dall’Accademia di Monaco e, in estate insegna
scultura nella Scuola del vedere di Salisburgo, fondata da Oskar
Kokoschka.
E’ ancora a Parigi, Musèe d'Art Moderne, nel 1962 per l'“Exposition
International du petit bronze”. Nello stesso anno riceve l'incarico
di realizzare le porte del duomo d'Orvieto, alle quali lavora fino
al 1964 e che saranno posizionate, dopo infinite polemiche,
nell’agosto del 1970.
Nel 1963 presenta a Lisbona una mostra personale alla Fondaçao
Calouste Goubelkian. Nello stesso anno Greco espone una selezione di
opere a Roma nel Palazzo delle Esposizioni.
Alla fine del 1964 Mons.Giovanni Fallani, Presidente della
Commissione d’Arte Sacra, incarica lo scultore di eseguire il
Monumento a Papa Giovanni XXIII per la Basilica di San Pietro, che
sarà inaugurato da Paolo VI il 29 giugno 1967.
Nel 1965 Greco partecipa alla “VI Biennale della grafica di
Venezia”, e alla “IV Biennale Internazionale di scultura di
Carrara”, e alla “XXIV Biennale Nazionale d'arte” a Milano. In
febbraio torna a Catania con una mostra organizzata dal Dipartimento
di Storia dell’arte dell’Università, presentato in catalogo da
Ottavio Morisani.
Nella stessa occasione la Facoltà di Giurisprudenza gli compra una
statua da collocarsi a Villa Cerami, nella storica via dei
Crociferi.
Il 1966 si apre con due mostre australiane: alla National Gallery of
Victoria e al “Festival of Arts” della National Gallery of South
Australia. Nello stesso periodo il modello del Monumento a Papa
Giovanni è approvato dalla commissione pontificia.
Nel 1967 partecipa a Firenze, vulnerata dall’alluvione, alla mostra
“Gli artisti per Firenze” a Palazzo Vecchio a cura della Galleria
Internazionale d'Arte Contemporanea; partecipa alla “VII Biennale
Nazionale d'Arte Sacra” itinerante a Milano, Bologna e Roma. In
estate è a Teheran, ma rifiuta l’incarico per un ritratto allo Scià.
Diventa invece amico di Giuseppe Tucci, viaggiatore e archeologo
famoso, con il quale visita gli scavi di Persepolis.
In giugno, viene inaugurato il Monumento in San Pietro.
Nel 1968 riceve il primo premio della “VII Biennale dell’Incisione
Italiana Contemporanea” a Venezia, il premio della Calcografia
offerto dal Ministero della Pubblica Istruzione e quello offerto
dalla società Promotrice di Torino alla “Quadriennale” (sezione
maestri italiani).
Nel 1969, a Firenze, una doppia esposizione: alla Biennale
Internazionale in Palazzo Strozzi e alla Galleria Pananti dove si
espongono le donazioni di Greco alla Galleria Internazionale d'Arte
Moderna di Firenze e alla Pinacoteca Vaticana.
Si sposa con Anna Padovan.
1970 nasce il secondo figlio Alessandro, in maggio. In agosto si
collocano le Porte del Duomo di Orvieto.
Alla fine del 1970 risale la grande mostra antologica a Palazzo dei
Diamanti di Ferrara. Le opere presenti a Ferrara verranno poi
richieste per una mostra itinerante nei musei giapponesi promossa
dal giornale Yomiuri Shinbun.
Nel 1971 è a Vienna con una personale e, ancora, nel Museo Rodin di
Parigi in occasione della “IVème Exposition Internationale de
Sculpture Contemporaine”. In estate, accompagnato dall’amico
Akanekakubo, inizia il giro di mostre nei musei giapponesi, ad
Osaka, Sendai, al Modern Fine Arts Museum di Kobe, e poi a Yamaguchi,
Hiroshima, e Kyoto. ("…Alla Galleria d'Arte Moderna di Kyoto mi
accolse una mia figura accoccolata…", scrive Greco).
Ancora in Giappone, dopo la mostra di Tokyo alla Galleria d'Arte
Moderna Mitsukoshi nel 1973, il 31 giugno 1974 inaugura
un'esposizione permanente di 1.800 metri quadrati: il Greco Garden
nell'Open Air Museum di Hakone.
Tra il 1977 e il 1979 è presente con due mostre diverse a Innsbruck
e a Jakarta, in Indonesia.
Tra l’estate del 1979 e l’inizio del 1980 è in Unione Sovietica;
espone al Museo Puskin di Mosca e al Museo dell'Ermitage di
Leningrado, dove il giorno seguente l'inaugurazione della mostra "…l'illustre
prof. Piotrovski”,
direttore del Museo, “…mi fece scegliere una delle sale per
sistemare in permanenza il gruppo di opere donate".
Risale al luglio del 1980, una grande antologica nel palazzo Soliano
di Orvieto, mentre per tutto il 1982 le sculture di Greco girano la
Sicilia: nell’estate sono esposte al Palazzo Bellomo di Siracusa, in
inverno nel federiciano Castello Ursino di Catania, quindi nel
Teatro Massimo di Palermo.
Infine a Roma, dal luglio al settembre del 1983 si apre una grande
antologica nel Castel Sant'Angelo.
Nel 1984 è in Toscana, in Val d'Orcia, con la mostra itinerante "I
grandi Maestri e le nuove frontiere culturali".
Due anni dopo è invitato formalmente dall’Opera del Duomo di Metz,
per realizzare la porta bronzea. In incognito, Greco si reca a Metz
per studiare il Duomo e realizzare alcuni schizzi preparatori, ma
poi rinuncia all’incarico troppo gravoso in quel momento per le sue
condizioni di salute.
Del 1987 è la mostra " Emilio Greco Sculture 1948-'79" a Torino,
Palazzo Nervi, e la mostra " Ein Rundgang durch die Sammlung-Emilio
Greco" nella Staatsgalerie Moderner di Monaco.
Nel 1988 Padova e L'Aquila, ospitano la mostra intitolata "Omaggio a
Emilio Greco", in Giappone si apre una mostra itinerante e l’anno si
chiude con la grande mostra di disegni intitolati allo sport, a
Firenze, Palazzo Pitti.
Nel 1990 è presente al Festival dei Due Mondi di Spoleto nella
collettiva "Il corpo in corpo-schede per la scultura italiana
1920/'40" curata da Bruno Mantura.
Nel giugno del 1991 si inaugura, nel basamento di Palazzo Soliano
splendidamente allestito da Giulio savio, il Museo Emilio Greco di
Orvieto, ponendo fine a più di un decennio di continue mostre
itineranti, in Italia e all’estero.
Il Museo raccoglie le sue opere principali: ventisei sculture dal
1947 al 1983, sessanta disegni dal 1946 al 1991, medaglie e
bassorilievi.
Dal luglio del 1992 anche il Museo Nazionale d'Abruzzo de L'Aquila
ospita una sala dedicatagli con sculture in bronzo e terracotta.
Così a Sabaudia (dove lo scultore passava lunghi periodi) ha sede il
"Museo Greco" una gipsoteca ricca di opere grafiche.
Nel 1994 il Comune di Catania gli chiede una raccolta di opere, da
ospitare nella sede che fronteggia il Museo Bellini.
Quella del dicembre del ‘94 per l’inaugurazione del Museo della
Grafica, è l’ultima visita che lo scultore compie nella sua città
natale.
Morirà a Roma il 4 Aprile del 1995.
Fonte della notizia Archivi Emilio Greco:
www.archiviemiliogreco.com
Bibliografia
Emilio Greco, Dell’antica voce, Prefazione di Carlo Bo, Editore
Rusconi , Milano 1985 (Collana di poesia)
Emilio Greco, Appunti di una vita (1937 – 1980), introduzione di
Giacinto Spagnoletti,
Sellerio Editore, Palermo 1980
Emilio Greco, Memoria dell’estate, Capitol, Bologna, stampa 1980
Emilio Greco, Una vita per la Cultura, Arte: scultura, a cura di
Luciano Luisi, Premio Fiuggi 1985,
Ente Fiuggi, 1986
Emilio Greco, A ritroso nel tempo, poesie e prose, a cura di Mario
Pisani, Officina Edizioni, Roma, 1993
AA.VV. 19 Poesie per 19 Disegni di Greco, traduzione dal giapponese
di Padre Sandro Danieli,
Contemporary Sculpture Center, 1978

Questo mio lungo commiato d'amore
Mattino di Marzo con sole e nuvole,
volo a frotte di gabbiani nell'azzurro
di questo mare profondo dello Stretto
battuto spesso da venti inesorabili.
Si sgancia dalla morsa a cuneo la nave
puntando lentamente su Messina.
Dov'è la gioia che provavo un tempo
tornando alla terra dei gelsomini ?
Anche il mio cuore teme i sentimenti
in questo giorno opaco senza dolore:
non ha più la speranza del ritorno
questo mio lungo commiato d'amore.
Stretto di Messina, 8 Marzo 1982
Tratto da: Emilio Greco, Dell'Antica Voce, Milano 1985, pag. 49
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